Eternit: Ribadita la richiesta di pena


“A lungo hanno depistato

ma ora vanno condannati”


Ribadita in appello la richiesta di pena: 20 anni per i patron dell’Eternit

La Stampa – Silvana Mossano 
 

«Per anni è stato più bravo Stephan Schmidheiny a nascondersi, anche grazie all’attività di depistaggio». Eternit a Casale e altrove, Ilva a Taranto, Ausimont-Solvay a Spinetta Marengo: la strategia del nascondimento e della minimizzazione del rischio derivante da certe produzioni industriali (o, meglio, dalla negligenza anche dolosa con cui sono state trattate) affiora come elemento comune. Certo, ancora da provare in via definitiva, ma montagne di documenti accusatori sono un po’ più che ipotesi e mettono le gambe a semplici illazioni.

Ieri, il procuratore Raffaele Guariniello, dopo i suoi collaboratori del pool dei pm al processo Eternit in Appello (Ennio Tomaselli, Gianfranco Colace e Sara Panelli), ha concluso le repliche della pubblica accusa. E ha detto che, «alla fine, grazie anche alle vittime dell’Eternit e alle loro famiglie, siamo riusciti a capire che l’immane disastro dovuto all’amianto aveva un’unica regia. E, dietro, c’era la proprietà».

Una regia articolata su scelte strategiche – perseguite, secondo l’accusa, dagli imputati Louis de Cartier, per il periodo belga, e Schmidheiny, per quello svizzero – «che ci inducono a chiedere vent’anni di reclusione».

La richiesta si rinnova per la terza volta nell’aula 1 del Palazzo di Giustizia di Torino che, in sede di Tribunale prima e di Corte di Appello ora, è stata palcoscenico e scenario alla narrazione dell’epopea dell’amianto. La procura rimane dello stesso avviso: vent’anni per ciascun imputato accusato di disastro doloso permanente. Guariniello aveva pronunciato la richiesta a conclusione della requisitoria nel processo di primo grado (dove poi era stata inflitta la pena a 16 anni); poi, al termine degli interventi dell’accusa in Appello e, ieri, l’ha ribadita in fase di replica.

Non c’è prescrizione che tenga, ha spiegato il magistrato. «Il delitto è da considerarsi consumato nella data in cui si verifica il disastro»: se così non fosse, nel caso di malattie caratterizzate da lunga incubazione (come lo è il mesotelioma, per decenni), si realizzerebbe l’assurdità che un reato sia prescritto prima ancora del suo verificarsi.

Sono intervenuti anche i legali di Inps e Inail a insistere perché venga riconosciuto il diritto degli enti a essere risarciti.

Ed è inoltre emerso che, di recente, la magistratura napoletana ha posto sotto sequestro a Bagnoli l’area ex Eternit attigua a Italsider, perché la rimozione di amianto non è stata fatta, nonostante l’ingegner Gianfranco Caligiuri, teste al processo in primo grado, avesse dichiarato che la bonifica era in corso, se pur non ultimata. Così non è, da qui il sequestro, e dimostrazione in più che il disastro è permanente. Prossima udienza lunedì 20 con le repliche delle società responsabili civili.

Eternit: Ribadita la richiesta di penaultima modifica: 2013-05-14T08:51:00+02:00da padovamianto
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