Amianto, Italia sotto assedio

Oltre 32 milioni di tonnellate di materiale contaminato con la micidiale sostanza sono presenti pressoché ovunque, ma la legge per la rimozione e lo smaltimento resta inapplicata. Così da Pavia alla Sicilia i cittadini hanno iniziato a fare da soli

di ANTONIO CIANCIULLO

Si trova nei tetti, lungo le rive dei fiumi, nei capannoni, nelle discariche abusive ai margini delle città, nelle fabbriche abbandonate. L’amianto è un killer silenzioso ma molto attivo: quando si disgrega le sue fibre sottilissime penetrano nei polmoni e producono un tumore che porta la firma di questo minerale assassino: mesotelioma pleurico. La sentenza del tribunale di Torino  ha chiarito le responsabilità, ma non ha potuto fermare la strage. In Francia si aspettano 100 mila morti nei prossimi 20 anni, in Italia si calcola che saranno 40 mila.

LA SENTENZA, VERSIONE INTEGRALE

Per ridurre le dimensioni di questa ecatombe, in centinaia di Comuni si sono formati gruppi di cittadini che hanno cominciato ad attivarsi per scongiurare la minaccia. In provincia di Pavia, sull’onda della battaglia contro la micidiale fabbrica di Broni, migliaia di persone si sono mobilitate contro lo stillicidio delle minidiscariche contenenti amianto.

Ad Arezzo,

racconta Donato Marmorini, una delle guardie del Wwf, “nel 2010 abbiamo trovato una cinquantina di pannelli di Eternit accatastati all’aperto, esposti all’azione del vento e delle piogge, nello stabilimento di un’impresa edile fallita: dopo due anni quelle lastre stanno sempre lì”.

Ripulendo il corso del Volturno sempre il Wwf due anni fa ha trovato 70 discariche abusive lungo la riva del fiume, tra Capua e la foce: la metà conteneva amianto. Anche qui stesso iter di Arezzo, regolare denuncia e nuovo recente controllo sul campo. Risultato: non solo il vecchio amianto non era stato tolto ma se ne era aggiunto di nuovo.

Situazione drammatica anche in Sicilia dove Davide Brambina, l’avvocato dell’Associazione esposti amianto al processo Fincantieri, ricorda che l’asbesto è una minaccia moltiplicata da migliaia di punti di esposizione: tutti quelli in  cui l’eternit è ancora presente sotto forma di elemento isolante nelle case, nei convogli, nei manufatti.

A 18 anni dalla legge del 1992 che lo metteva al bando, l’amianto è infatti ancora molto diffuso in Italia: 32 milioni di tonnellate di materiale contaminato sono sparsi per il paese. E l’impatto sanitario sulla popolazione è pesante: ogni anno si registrano tra 2 mila e 4 mila morti a causa dell’esposizione professionale, ambientale e domestica.

La legge che ha vietato l’uso dell’amianto prevedeva che entro 180 giorni dall’entrata in vigore della norma tutte le Regioni si dotassero di un piano di censimento, bonifica e smaltimento dei materiali contaminati. Ma, come testimonia un dossier preparato da Legambiente, le bonifiche sono in forte ritardo. In alcune regioni il piano non è operativo, in altre il censimento è ancora in corso. Per la Campania, anche se concluso, non sono stati indicati i risultati.

Dunque le informazioni sono scarse e, anche là dove il lavoro di indagine è apparentemente terminato, i dati, per ammissione delle stesse Regioni, sono parziali o basati su auto notifica. Sommando queste informazioni parziali, risultano 50 mila edifici pubblici e privati da bonificare. Ma è probabile – osserva Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – che i dati siano sottostimati. “Sembra incredibile, ma sull’amianto non c’è ancora abbastanza informazione e questa carenza moltiplica le vittime”, ha precisato Fiorella Belpoggi, direttore del Centro ricerca sul cancro Cesare Maltoni, al Green Social Festival organizzato dal Comune di Bologna.

“Basta pensare che a livello globale in più di due paesi su tre si può ancora vendere e comprare amianto. In Italia ogni anno all’Inail vengono presentate domande per 2 mila casi di tumore legato a esposizione professionale, ma si calcola che ci siano ben 16 mila morti l’anno per tumori legati a motivi di lavoro: la differenza è data da coloro che si ammalano senza sapere il perché”.

“E’ uno schema che si ripete con drammatica puntualità: gli scienziati accumulano informazioni che dimostrano la pericolosità di certe sostanze e di certe lavorazioni e le industrie oppongono un muro di disinformazione per rallentare la presa di coscienza della minaccia”, spiega Felice Casson, il parlamentare del Pd che ha preparato una proposta di legge sull’amianto. E’ successo con il tabacco, con  il cloruro di vinile monomero, con l’amianto. Nel caso dell’amianto, anche se la sentenza della Cassazione sulla cancerogenicità è del 1962, il rischio era già noto dalla fine dell’Ottocento”.

I sospetti risalgono a oltre un secolo fa. La certezza giuridica a mezzo secolo fa. La risposta politica a 20 anni fa. Anche quando è stato impossibile far finta di nulla, cioè quando la magistratura ha definitivamente avallato il verdetto della scienza, il Parlamento si è preso altri 30 anni prima di bandire ufficialmente l’amianto (1992). Un ritardo che costerà molte vittime.

 

La Repubblica, 15 maggio 2012

Amianto, Italia sotto assedioultima modifica: 2012-05-15T08:41:00+02:00da padovamianto
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