The day after…

LA STAMPA PAGINA NAZIONALE 4.2.2012

LA DECISIONE DOPO SETTIMANE DI SOFFERTO DIBATTITO

“No ai milioni dell’Eternit” Si ricuce lo strappo di Casale

Il sindaco della città dei morti d’amianto: avanti con il processo

La svolta sulla spinta delle proteste dei familiari delle tante vittime Se il Comune avesse accettato quei soldi avrebbe rinunciato alle azioni penali e civili

SILVANA MOSSANO

CASALE MONFERRATO
Per passare dalla sofferenza e dall’indignazione collettiva al sollievo e alla gioia corale di un’intera città è bastata una sola piccolissima parola: «no». E’ il «no» con cui il sindaco Giorgio Demezzi, respinge i 18,3 milioni di euro offerti dal magnate Stephan Schmidheiny al Comune di Casale. Una proposta che pretendeva, come tornaconto, la revoca della costituzione di parte civile nel processo Eternit in cui lo svizzero, insieme al barone belga Louis de Cartier, è accusato di disastro doloso ambientale permanente da cui deriva la morte di migliaia di persone. Non solo, ma vi era associata anche la pretesa, non trattabile, che il Comune non partecipasse a nessuna futura azione penale o civile nei confronti di Schmidheiny, di suoi antenati o eredi, di suoi manager o di qualsiasi società a lui riconducibile. Il Comune si sarebbe negato per sempre la possibilità di costituirsi in giudizio a fianco di altri cittadini sventurati che, purtroppo, ancora si ammaleranno.

La decisione è stata resa nota ieri con queste parole: «La giunta di Casale Monferrato ha messo la parola fine ai sofferti dibattiti delle ultime settimane». Novanta giorni di dolore, tensione, contrapposizioni. Dall’8 novembre scorso, la comunità casalese ha vissuto sentimenti di lacerazione e stordimento, ed è passata dall’incredulità, alla rabbia, alla preghiera: «Sindaco, non firmi quel patto scellerato con l’uomo che ha causato questa strage».

E il sindaco ieri ha deciso di respingere l’offerta economica di Schmidheiny, che inizialmente era intenzionato ad accettare. Spiega: «L’avevamo presa in considerazione con l’intento positivo di offrire una possibilità di riscatto al nostro territorio, pensando prima di tutto a eliminare le criticità ambientali e a favorire la ricerca sanitaria» per debellare il mesotelioma, il cancro maligno provocato dall’amianto che per ottant’anni è stato impiegato all’Eternit e che ha impregnato ogni luogo anche fuori dalla fabbrica. A questo, nell’intendimento del sindaco e dei suoi assessori, sarebbe servito il denaro: per nuove bonifiche e per accelerare la ricerca. In altre parole: «Con l’obbiettivo di batterci per la vita» dice Demezzi.

La gente ha reagito con una mobilitazione che ha ribadito il ruolo che Casale ha assunto da tempo agli occhi del mondo: città simbolo di una trentennale lotta contro l’amianto. Una mobilitazione che ha usato i linguaggi della protesta, della rabbia, ma anche del silenzio, della musica, della poesia. E della fiduciosa attesa, specialmente quando l’autorevolezza del ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha segnato una svolta. Che Demezzi evidenzia: «Abbiamo colto nel suo intervento la possibilità di ottenere dallo Stato impegni e programmi per fare fronte definitivamente e in maniera strutturata all’emergenza ambientale e sanitaria della nostra città». Un’emergenza che si misura in 50 nuovi casi di mesotelioma all’anno. «Il rinnovato impegno dello Stato, con ministri della Salute, Balduzzi e dell’Ambiente, Corrado Clini, – aggiunge fiducioso – apre una nuova fase per Casale». Quella che ieri ha consentito alla giunta di «riconsiderare la nostra posizione nei confronti dell’offerta di Schmidheiny». Ovvero: respingere la proposta, così come, la settimana scorsa, già avevano fatto i piccoli Comuni circostanti di Mirabello, Coniolo, Villanova, Morano, Balzola, Pontestura e Ozzano rifiutando 160 mila euro ciascuno. «No»: una piccolissima parola, appunto, che è il filo forte per «ritrovare l’unità» rimarcata dall’Associazione Famigliari e Vittime, e dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, protagonisti di una lunghissima stagione di battaglie.

Intanto, uniti, c’è da affrontare un’imminente appuntamento: il 13 febbraio, giorno della sentenza. All’alba di quella data, da Casale partiranno 21 pullman per raggiungere il tribunale di Torino con la speranza di ascoltare un verdetto di giustizia.

LA STAMPA PAGINA NAZIONALE 4.2.2012

Intervista

Il ministro Balduzzi: “Giusto così, il governo non vi lascerà soli”

“Anch’io ho avuto amici uccisi dal mesotelioma”

PIERO BOTTINO

ALESSANDRIA

La strada verso il «no» di Casale al «patto col diavolo» – com’era stata definita l’offerta di Stephan Schmidheiny, patron dell’Eternit – ha iniziato a delinearsi subito dopo il «sì» votato dal consiglio comunale del 16 dicembre, il più tumultuoso e lacerante mai visto in città, con centinaia di dimostranti che urlavano «vergogna» e premevano alle porte della sala consigliare. Fu il ministro della Salute, Renato Balduzzi, a telefonare il giorno dopo al sindaco Giorgio Demezzi: «Con molto rispetto della piena autonomia del consiglio comunale, gli chiesi se non riteneva di rivalutare a quella decisione tenendo conto delle ripercussioni sulla collettività di Casale, fino ad allora sempre unita».

Quanto ha contato nel suo intervento il fatto che lei è di Alessandria?

«L’ho fatto come ministro ma anche come cittadino: le cose si intrecciano. La questione amianto nel nostro Paese tende ad andare sotto traccia perché la sua gravità è impalpabile, le morti arrivano dopo anni, decenni. Ma io conosco bene Casale, ho avuto amici uccisi dal mesotelioma. E nel momento in cui pensavo a un rilancio nazionale del problema, la città simbolo di questa battaglia accettava quell’offerta…»

E’ da quel momento che parte il ripensamento?

«C’è stata subito volontà di collaborare. Ho avuto la piena disponibilitò del collega Clini, all’Ambiente, e il primo incontro con il sindaco e l’associazione famigliari l’abbiamo fissato addirittura il giorno di Capodanno. Segno che si faceva sul serio».

Dunque Casale rinuncia a 18,3 milioni, in cambio di cosa?

«Il discorso non è questo. Casale entra in un percorso che fa della città e del Piemonte i punti di riferimento su due aspetti: quello più propriamente sanitario (monitoraggio, sorveglianza, diagnosi precoci) che può sfruttare fondi anche europei e questo diventa territorio pilota da cui estendere l’esperienza ad altre parti del Paese. Poi c’è la rete della ricerca scientifica: non è che non si faccia già in Italia, ma è scoordinata, non ci sono scambi: il Centro regionale amianto, che ha sede a Casale, diventa uno dei nodi di questa ragnatela».

E se invece Casale avesse accettato l’offerta?

«Rinunciava a restare capofila di una battaglia storica che è partita proprio lì, quando il sindaco Coppo vietò la produzione dell’amianto e poi la sua delibera diventò legge dello Stato».

Ma l’Italia ha ancora le risorse per affrontarla?

«Se solo si pensa alla bonifica il fabbisogno è enorme, ma è un impegno da affrontare nel tempo. Un piano unico? Impossibile, non ci sono neanche ancora i dati. Manon bisogna perdere la passione di farcela e utilizzare al meglio quel che c’è: un momento importante sarà in autunno la seconda conferenza nazionale sull’amianto (la prima risale al 1999). Il nostro dovere è fare quanto si può per lasciare una buona eredità a chi verrà dopo. Che è un po’ la filosofia di questo Governo: obiettivi ambiziosi, ma vissuti giorno per giorno, con umiltà».

LA STAMPA EDIZIONE PROVINCIALE 4.2.2012

CASO ETERNIT. LA GIUNTA HA DECISO SULL’OFFERTA DI SCHMIDHEINY

Respinto il “patto col diavolo”

Il sindaco: è cambiato lo scenario, andiamo avanti con al fianco lo Stato

[S. M.] «No ai soldi di Schmidheiny. Ora andiamo avanti con lo Stato al nostro fianco» dice il sindaco Giorgio Demezzi. Casale, la città martire dell’Eternit, comunità simbolo nel mondo per la lotta contro i signori dell’amianto, non firmerà un accordo con il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, coimputato nel maxiprocesso di Torino di aver causato una strage che conta già migliaia di vittime del mesotelioma. Il «no» è uscito ieri mattina dalla giunta.

Che cosa è accaduto da quella tormentata notte del 16 dicembre, dopo che la maggioranza in Consiglio comunale aveva dato mandato di firmare la transazione con Schmidheiny? «E’ cambiato lo scenario» spiega il sindaco. Demezzi evidenzia l’impegno dello Stato, attraverso i ministri della Salute, Renato Balduzzi, e dell’Ambiente, Corrado Clini, un impegno «che va oltre il proseguimento delle azioni di bonifica e il reperimento di fondi necessari a realizzare una nuova discarica per l’amianto» con un incontro già convocato da Clini a Roma per il 9 febbraio.

Demezzi insiste sulla ricerca per la lotta al mesotelioma, ma più di tutto il sindaco mira a stipulare una sorta di Accordo di programma «che impegni lo Stato e le amministrazioni locali a risollevare l’emergenza di Casale». Insomma, uno strumento capace di funzionare senza incepparsi anche con futuri ministri e futuri sindaci.

LA STAMPA EDIZIONE PROVINCIALE 4.2.2012

VICENDA ETERNIT. I COMMENTI AL «NO» ALL’OFFERTA DI SCHMIDHEINY

“Casale ha ritrovato la sua unità”

“Ma ora lo Stato faccia la sua parte e non ci lasci soli con l’emergenza”

L’Afeva esulta «Finalmente soddisfatti è un’ulteriore sconfitta dell’imputato svizzero» I sindacati: «Alla vigilia della sentenza, questa decisione rafforza il fronte di parte civile»

 

SILVANA MOSSANO

CASALE MONFERRATO


«Oggi è davvero bello essere casalesi, far parte di una comunità che non si arrende, che ha idee, energie, passioni, dove le generazioni si incontrano e condividono battaglie». Scrive così Matteo su Facebook riassumendo il palpitare collettivo della città, stordita, arrabbiata, inquieta, divisa, mai doma, come la sua icona, Romana Blasotti Pavesi, presidente dell’Associazione Famigliari e Vittime Amianto.

Le reazioni alla decisione del sindaco Giorgio Demezzi di rifiutare l’offerta di 18,3 milioni dello svizzero Schimidheiny compongono un nastro lunghissimo che Internet trasporta lontano, rimandando immediati commenti da Los Angeles: «What wonderful, incredible and powerful news» scrive Linda Reinstein, presidente Adao statunitense. «Parabéns (complimenti, ndr) a todos italianos, defensores de causa do banimento do amianto» aggiunge Fernanda Giannasi dal Brasile. «Con enorme felicità apprendo che il Comune rifiuta l’offerta e continua la lotta con tutti noi» dice Lella, «è la scelta giusta» aggiunge Giuse, «sia ringraziato il Cielo e il buonsenso» commenta Alessandra. La ritrovata unità è il sentimento più diffuso: «Tutto il territorio con Casale capofila. Avanti e insieme» scrive Luca Gioanola: è uno dei sindaci dei piccoli Comuni che ha svolto un lavoro di fine tessitura per rammendare gli squarci che questa «offerta vergognosa», come l’ha definita con rabbia Romana Blasotti Pavesi, presidente Afeva, aveva prodotto, causando contrapposizioni che non hanno senso di esistere quando il nemico vero è l’amianto con le sue scudisciate mortali. «Oggi dovremo stare ancora più vicini a Casale, per la sentenza del processo Eternit (attesa per il 13 febbraio; ndr) e il dopo» incalza Ernesto Berra, un altro dei piccoli sindaci-tessitori. La «fierezza di esser casalese e appartenere alla città che non baratta l’impegno civile per 18 milioni», come dice Alberto, non si nasconde, però, che bisogna «continuare a lottare» insiste Ricky, per «proseguire la lotta contro il mesotelioma senza rivalse» incalza Titti. Ecco, la chiave magica: no alle rivalse. Don Gigi Gavazza, grande sacerdote ed educatore, insegnava ai suoi allievi: «Le battaglie che hanno un senso non hanno né vinti né vincitori, ma tutti sono vittoriosi». Certo, ci sono dei distinguo, ma bisogna imparare dalla lezione di confronto, e anche scontro, partita dal basso, che ha consentito di inventare e scrivere belle pagine di partecipata democrazia. Riassume Michela: «Grazie alla tenacia collettiva, oggi questa torna a essere la città di tutti». «Siamo molto contenti che sia finita così. Auspichiamo che tutti i casalesi insieme a tutti i monferrini sappiano superare le divisioni e unire le loro forze per vincere la battaglia di bonifica e ricerca» commenta Maria Merlo, per i Democratici per Casale. E lo stesso sindaco si sente sollevato di questo epilogo, anche per aver ottenuto «un’attenzione dallo Stato che, forse, non avremmo mai avuto». Un’attenzione che Demezzi dice di voler «presidiare, sollecitando costantemente le istituzioni centrali a dare seguito ai programmi delineati per promuovere e favorire lo sviluppo di nuove possibilità verso la cura del mesotelioma e il risanamento definitivo del territorio». Gianfranco Mormando, segretario regionale Pd, è convinto che «accettare il denaro sarebbe stato un errore e un’offesa per vittime e loro famiglie». Incalza Fabio Lavagno (Sel): «Alla fine ha prevalso il buon senso», ma stigmatizza il ritardo con cui è arrivata la decisione. «Il “no” di Casale è un’ulteriore sconfitta per Schmidheiny, dopo quelli già pronunciati da tantissimi cittadini e dai piccoli Comuni» riassumono l’Afeva, con la sua Romana e il portavoce Bruno Pesce, e i sindacalisti Nicola Pondrano (Cgil), Luciano Bortolotto (Cisl) e Luigi Ferrando (Uil). Interpretano bene il sentire di chi è stato uncinato, nei polmoni e negli affetti, dalla fibra d’amianto: «Troppo grandi sono stati e sono ancora la sofferenza e il torto subiti dalla città per poterli tradurre in semplice opportunità di carattere economico». Definiscono la scelta della giunta «giusta, perché consente di ricucire le lacerazioni e marciare uniti, cittadini e istituzioni, per conseguire gli obbiettivi inscindibili: giustizia, ricerca e bonifica», con un fronte unito che saprà affrontare anche le difficoltà del dopo-sentenza. E Cgil, Cisl e Uil provinciali sottolineano che «alla vigilia della sentenza, questa decisione rafforza il fronte di parte civile».

Intanto, però, si può tornare a sorridere, o addirittura, come scrive Luca, «non so voi, ma io questa sera mi ubriaco!».

The day after…ultima modifica: 2012-02-04T21:44:00+01:00da padovamianto
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