10/09/2009

E gli altri?

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09/09/2009

Amianto sulle navi

09 - 09 - 2009

Amianto sulle navi della Marina maxi-risarcimenti per 2 militari morti

La Difesa riconosce un indennizzo di 850mila euro a famiglia. A Padova resta aperta l’inchiesta per altre 300 vittime

 (la Repubblica, mercoledì 9 settembre 2009)

PAOLO BERIZZI 

ROMA - La prima notizia è che il ministero della Difesa - primo e finora unico caso nella storia della Marina militare - ha risarcito con 850 mila euro (per ognuna) le famiglie di due marinai uccisi dal mesotelioma pleurico, il tumore da esposizione all’amianto che negli ultimi dieci anni ha stroncato la vita di oltre 300 militari imbarcati su navi imbottite di asbesto. La seconda notizia è che il risarcimento arriva, a sorpresa, prima ancora che i giudici del tribunale di Padova, dove è in corso un processo che vede coinvolti 14 ammiragli della Marina (indagati per omicidio colposo e inosservanza delle norme di prevenzione e protezione sui luoghi di lavoro), si pronuncino sul rinvio a giudizio richiesto dalla Procura. In pratica: la difesa, in questo caso lo Stato, ha pagato prima della sentenza, ammettendo di fatto che i marinai sono morti per le navi killer.

L’amianto era presente in molte imbarcazioni della Marina militare, in particolare in quelle consegnate dalla Marina americana (cannoniere, dragamine) dopo la fine della seconda guerra mondiale e l’ingresso dell’Italia nella Nato. Macchinari, tubature, cabine: tutto era rivestito con il minerale tossico. In forma pura o impastato con altro materiale. Quelle fibre, fino al 2005, e cioè fino al disarmo definitivo, sono state una bomba silenziosa per G. B., 50 anni, ex sottufficiale di Lecce morto a Padova, e per G. C., che era comandante e che quando è morto a Padova di anni ne aveva 61. Alle loro famiglie il ministero della Difesa ha versato 850 mila euro. Nel processo di Padova si erano costituite parte civile, così come i parenti degli altri marinai morti. «Ora lo Stato dovrà risarcire tutte le altre 300 vittime - dice Alessio Anselmi, presidente del Cocer Marina - . Questo indennizzo è un gesto di consapevolezza dei vertici della Marina, i quali sanno benissimo che a causare tutti questi decessi è stato l’amianto che rivestiva le navi. In parlamento sono depositati ben otto disegni di legge bipartisan sul risarcimento per i militari morti per mesotelioma. Chiedo che vengano messi in agenda affinché questi morti siano considerati vittime del dovere». Già, perché le ipotesi a questo punto sono due. Risarcite due vittime, in teoria i familiari di tutti i 300 marinai deceduti, e per i quali la Procura di Padova ha aperto l’inchiesta, potrebbero chiedere alla Marina la stessa somma, 850mila euro. Il ministero della Difesa finirebbe per pagare una cifra considerevole. Che si abbasserebbe (250mila per ogni deceduto) se lo Stato considerasse questi militari "vittime del dovere". Ed è questo il secondo scenario. I riflettori sulla strage dei militari della Marina morti negli ultimi dieci anni per le fibre assassine si accenderanno di nuovo il 17 settembre. Ultima udienza preliminare al tribunale di Padova (gup Paola Cameran, pm Sergio Dini e Emma Ferrara). Poi, con ogni probabilità, i vertici della Marina finiti sotto accusa saranno rinviati a giudizio. E per i risarcimenti si aprirà un nuovo capitolo. 

 

 

01/09/2009

Amianto. Benifici previdenziali per i lavoratori marittimi

Modalità per ottenere il riconoscimento

Con una direttiva inviata il 23 Luglio 2009 al Presidente della Regione Liguria Ing. Claudio Burlando, il ministro Sacconi chiarisce le modalità per ottenere il curriculum lavorativo utile al fine del riconoscimento dei “benefici previdenziali legati all'esposizione da amianto” per i lavoratori marittimi qualora non siano riusciti ad ottenerlo dalle proprie aziende.

La direttiva stabilisce che il lavoratore si deve recare presso la Capitaneria di Porto competente per ottenere la validazione dell’estratto matricolare oppure la validazione del proprio libretto  di navigazione attraverso l’autentico della Capitaneria.

Con tale documentazione  ci si deve recare presso la Direzione Provinciale del Lavoro competente e richiedere l’emissione del proprio curriculum di cui è bene ottenere copia.

A sua volta, la Direzione Provinciale del Lavoro competente deve, dandone comunicazione al lavoratore, trasmettere il documento alla sede dell’IPSEMA competente per consentire l’integrazione della domanda già presentata e l’avvio delle procedure per il riconoscimento dell’esposizione all’amianto e della sua durata.

In base alla vigente normativa, l’IPSEMA dovrà certificare l’avvenuta esposizione e darne notizia al lavoratore attraverso propria certificazione. Qualora tale certificazione ai sensi delle vigenti leggi, consentisse al lavoratore di godere dei benefici previdenziali attesi, egli potrà avviare le pratiche pensionistiche susseguenti.

Si tratta di informazioni importanti, secondo l'Inca, che consentono di avviare  tutte le procedure necessarie per soddisfare la crescente domanda presente tra i lavoratori marittimi.

"Ci piace sottolineare - si legge in una circolare del patronato - come il lavoro svolto da questa sede FILT-CGIL in rapporto  con alcuni Parlamentari Liguri  e con il Presidente della nostra Regione, sia stato capace di superare quegli inadempimenti burocratici che non consentivano ai lavoratori marittimi di poter avviare le pratiche per ottenere il riconoscimento di un diritto da molti anni, e da molti promesso, dovuto".

http://www.inca.it/News/200909010949.htm